"한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다"

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한국에 왔다 갔다 하는 이태리사람이다 Un'italiana che dalla Corea del sud va e viene.

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martedì 23 giugno 2015

Disavventure in Corea (4°): vivere in un Goshiwon

"Vivere in un goshiwon è un pò come sentirsi un tonno pressato in una scatoletta di latta, un cetriolino in sottaceto, come se fosse la cuccia personale di noi esseri umani che viaggiamo per l'Asia. Una bara direbbero altri."
cit. improbabili della sottoscritta.
Visto il titolo del mio blog,
fa tanto Alice che mangia il fungo per diventare più grande,
sapendo che  la casa in cui si trova diverrà una sorta di indumento attillato.



Ma io mi ci sono trovata bene 
anche se tra alti e bassi! 
Sarò strana. Mah!




Nell'ultimo viaggio andata e ritorno (novembre 2014 - gennaio 2015), tra le tante nuove esperienze, alloggiai per la prima volta in un...  

buco di stanza
stanza di buco
di buco stanza, di stanza buco ...




Ero già a conoscenza dell'esistenza dei così detti 고시원 "GOSHIWON", o ormai tanto rinominati Goshitel~  perchè circa tre anni fa, per la prima vacanza Seouliana, avevo dato un'occhiata anche a questo tipo di alloggio tra le tante possibili scelte. Peccato che osservare, allora, quelle stanzette striminzite, dove a malapena entravi tu insieme alla valigia, mi rese alquanto dubbiosa e triste. 
Doveva essere un viaggio di piacere, gioia, mentre vivere tra  quelle strette mura, in solitaria solitudine diciamo che era ...  











Ora come ora, potrei dire che, all'epoca, mi sembrò una scelta 
deprimentissima, più deprimente delle ultime puntate 
di 별에서 온그대 (who you came from the stars).


Quindi, ma anche no.
Siccome non ci aveva entusiasmato granché l'idea, io, sister e la "compagna di merende", optammo per una Guesthouse anche se più dispendiosa.
Eppure i goshiwon non sono tutto quel male che pensavo, anche se a ben rifletterci credo dipenda anche dalla sopportazione individuale e dall'adattabilità.
Per chi si fosse perso il link degli alloggi a Seoul (qui: AAA cercasi un alloggio in Corea del sud) ribadiamo "velocementissimamente" il concetto di goshiwon:

si tratta di un edificio composto di stanze, molto strette e quasi isolanti, un tempo utilizzate dai coreani durante il periodo universitario. Sopratutto sotto esami e avevano lo scopo appunto di alloggiare sì, nella grande metropoli, ma vivere in un ambiente appunto tranquillo, dove poter ficcare la testa dentro ai libri senza che vi fossero altre distrazioni.
Ora invece i goshiwon sono usati un pò da tutti: stranieri in visita o che vivono lì per brevi periodi (un anno, due o meno) causa studio o che altro. Ma anche i lavoratori coreani che vengono dalla campagna, ergo fuori Seoul, recentemente optano per questo tipo di edificio, molto più economico di altri (specie per loro), privo di caparra e bollette varie, con in offerta pure la base dell'alimentazione coreana.
NB: in molti siti le foto sono tarocche, meglio mandare qualcuno a controllare il posto o andarci di persona è sempre la soluzione migliore.

E ora ricordiamo alcuni punti per capire come sono fatti questi edifici specifici
  • Stanza strettissima con lo stretto necessario (concetto generale)
  • Mini frigo (non sempre reperibile), 
  • scrivania ( non sempre reperibile), 
  • armadio piccolo, 
  • finestra (si può fare anche a meno, nel senso che non tutte le stanze ne sono munite e se non c'è costa meno), 
  • box doccia che fa da bagno, con dentro quindi i sanitari (non sempre reperibile, ma anche in questo caso il prezzo si abbassa. O a volte si trova solo il wc o solo la doccia, allegria~ Logicamente se manca uno o entrambi gli elementi in stanza, li si trova in un bagno in condivisione con il pianerottolo)
  • letto (logico)
  • cucina in comune (in molti casi sporca perché la gente non sa rispettare l'altrui persona)
  • riso gratis
  • acqua gratis
  • kimchi gratis
  • ramyeon gratis (non sempre reperibile)
  • lavanderia gratis (in alcuni altre volte a pagamento)
Il mio primo goshiwon era situato ad Hongdae
Ero un pò titubante non amando la zona ma sorprendentemente mi ci sono trovata benissimo, tanto che lo step successivo inizialmente era rimanere da quelle parti, ma per una serie di fattori, di cui ora vi racconterò, decisi di cambiare aria. 
Nonostante la mia adattabilità e pazienza, nonostante mi piacesse la zona e avessi fatto amicizia con alcune persone che lavoravano e vivevano la, devo ammettere che ho riscontrato parecchi problemi tecnici, i quali mi hanno spinto a prendere il volo verso altri luoghi.

Sarà stato il periodaccio o cosa ma... ora vi racconto la mia storia, e la possiamo intitolare:

Io, il goshiwon e il busanino.



Arrivata la sera tardi, dopo aver mangiato un boccone con mio cognato e sister, giunta al goshiwon ebbi un calo improvviso della mia già poco di natura positività. Il mio umore si trasformò in due secondi da 행복음 haengbokeum (felicità) a 슬픔 seulpeum (infelicità). 
Avevo scelto quel posto sotto "consiglio" di amici e sul sito sembrava un bel luogo, pulito e dalle stanze soleggiate.
Quel che avevo visto forse risaliva al periodio di prima freschezza della struttura, appena aperta o forse non è mai stato così splendente, visto che prima di divenire un alloggio per studenti era stato un centro massaggi. O.O
Spero massaggi del genere innocentemente professionali ...
No. Dico ... sapete che tipo di massaggiatrici potete trovare in Asia no? Quindi sì, pure a Seoul.
Solo per farvi un esempio: camminando per Myeongdong incontrerete degli omini che ad ogni angolo popolato consegnano volantini di "spa" per massaggi. A volte sono un pò invadenti, ma spesso simpatici. Un giorno, distratta da altro, non mi venne subito di declinare l'invito da parte di uno di questi, ma presi il biglietto e quando compresi l'errore, cercai di rimediare, restituendo il depliant. Ammetto che la mia faccia era di "omg, no non lo voglio!", sgranai pure gli occhi e mi sentii tanto maliziosa per nulla. E invece l'uomo si mise a ridere notando che ero stizzita dalla cosa, sfoggiando un sorriso furbesco. Risi anche io di rimando, ma quella sua espressione sottolineò solamente l'erotica entità di quei presunti centri di massaggio. 
Logicamente la sua risata era dovuta al comprendere che io avevo compreso il doppio senso di quel che mi stava proponendo. 


Tralasciamo e andiamo avanti?
Aggiungo solo che ero convinta che fossero luoghi per soli maschietti, ma forse ci sono anche quelli adatti alle signore/ine.
Insomma non so dirvi se il mio ex alloggio fosse una casa per prostitute massaggiatrici o se fosse un vero centro estetico, fatto sta che all'interno ci sono ancora affissi i poster pubblicitari della vecchia occupazione svolta tra quelle mura. A vederli sono innocenti poster di estetica.

Buio, sporco e con il cesso che si intoppava appena vedeva la carta igienica.
Il bagno è stato davvero un pò un incubo sapete?
Credo di aver fatto pure un sogno dove lui mi parlava, in stile SENTI CHI PARLA, quando il bimbo ha le visioni del suo wc assatanato che vuole mangiare la pupù. No il mio esclamava "io non la ingoio quella!" riferendosi alla carta.


Specie quando arrivò un'amica a intasarmelo per bene quel dannato cess ... del tipo che tirando l'acqua ha zampillato come una cascata. Temevo di dover fare una merdosa figura, dovendo chiamare aiuto e a chi altri potevo richiedere soccorso se non al bel manager?
Pregai non so quante volte perché non succedesse e alla fine infatti il tutto si è concluso con un gorgoglio del wc e un risucchio improvviso di ogni cosa volesse fuoriuscire da lì.
Ho sfruttato troppo il busanino*, non volevo fargli fare anche l'idraulico sturacesso.



*busanino: parola che deriva dal latino Busanus saram,
un ragazzo che viene da Busan.
Trattasi di uomo, ma di età inferiore al parlante
da lì ragazzo di Busan, busanino.





Il primo giorno, ammetto di aver consumato un piantino appena chiusa la porta della stanza. 
Nonostante questo cambiai subito prospettiva, cercando di ripigliarmi. Non era solo dovuto al luogo dove mi trovavo, ma anche l'essere tornata lì dopo sei mesi, in una città che aveva fatto da sfondo alla mia passata storia d'amore, abituata a condividere i miei giorni nella metropoli con il mio ragazzo, mentre in quel momento dovevo iniziare tutto da capo, da sola e la cosa mi sembrava fin troppo difficile.
Cambiare stanza mi risollevò un pò il morale e cominciai davvero ad adattarmi. Farmi degli amici nella struttura mi rese più forte e positiva. Proprio il confronto e l'allenamento della lingua stessa.

Ma nel bel mezzo del cammin di nostra vita, mi ritrovai per una selva ... in costruzione
A quanto pare alcune stanze dell'edificio erano illegali e bisognava rimodellarlo al più presto. Quindi non ci cacciarono, no, non sia mai! Semplicemente dovemmo sopportare l'andirivieni di ajeossi carpentieri, muratori, operai (alcuni con sguardo da porci peggio dei proci), intenti a buttar giù muri, fare casino la mattina, lasciarci senza acqua calda fino a sera ...
Disagio nel vero senso della parola.
Ma se fosse stato solo per quello!
La pericolosità della cosa stava dal fatto che: 

  1. abbiamo avuto per tre giorni, dalla mattina a metà pomeriggio, le scale disseminate di cocci vari, chiodi, assi di legno e marmo. L'ascensore non andava ed io ero al quinto piano. Immaginate se cadevo per le scale e mi conficcavo un chiodo in testa, perdendo ogni disinibizione sessuale come la protagonista del film Accidental love, solo che poi avrei preteso il mio personale Jake Gyllenhal, purché figo come ai tempi di Prince of Persia.
    Oltre ai suoi capelli nella pellicola, di cagata c'è proprio il film stesso a mio dire.

    SCUSATE DA COSì                                                            

                       

    A COSì
           



    Quale preferireste?                                                  



                 

  2. potevo prendere la rincorsa dalla mia stanza, sempre dritta fino alla stella del mattino ... inteso come Paradiso. Le stanze di fronte alla mia si sgretolarono sotto ai colpi degli omaccioni attempati e in quello stato lasciarono il tutto per un paio di giorni: il vuoto, dirupo. Con buchi immensi, o meglio con la visuale sulla città senza finestra, muro protettivo o balaustra di qualche genere.
    Del tipo: "se sei un aspirante suicida che vive in quel piano, ti aiutiamo noi! Buttati, ora puoi! Hai la scusa per farlo".
    Io ci scherzo ma davvero eravamo in una condizione assurda.


Poi c'erano i mitici proprietari.

Due ...
Come se uno non bastasse.
Personaggioni proprio, della stregua di Pinco e Panco: quello intelligente e furbo, aveva sempre appresso un cagnetto rompiscatole e l'altro suonava la fisarmonica.
Non sapeva fare altro.
Dalla mattina alla sera.
Il compare lavorava di certo più di lui, ma il grosso del lavoro veniva lasciato al manager.

Ecco. Qui volevo arrivare.
Tra le cose che apprezzavo: 

  • la mia stanza, anche se freddina come il resto del piano
  • il poter farmi degli amici coreani, giapponesi, cinesi, cosa che nel successivo goshiwon non sono riuscita per una questione di spazi
  • la cucina ampia, anche se sempre sporchissima
  • la zona, non nel fulcro del casino di Hongdae, ma a due passi da esso.
  • e il manager, con cui ho stretto amicizia (del tipo che: ci sentiamo ancora, è venuto a ridarmi il benvenuto in Corea direttamente sul posto di lavoro, quando c'è stato il mercato internazionale a Sicheong, facendo due giri per vedere se mi liberavo e finendo per andarsene sconsolato, non prima di avermi lasciato una bevanda energetica).
    Amorevole lui~




    Non pensateci nemmeno!E' fidanzato logicamente. 
A dir la verità credevo che i manager fossero due all'inizio.
Appena giunta mi venne incontro un ragazzetto bassino alla G Dragon ... e ora che ci penso il suo stile in generale spesso lo si potrebbe confrontare al cantante stesso, anche la fisicità e il sorriso direi.
Ecco chi mi ricordava!!!!

Felpa con cappuccio, occhiali di una grandezza decente. Era giovanissimo e cordiale, ma sembrava un pò timido.
La seconda volta non lo riconobbi. Lo vidi in ascensore con delle persone e senza occhiali, vestito bene, capello seghettato (classico capello "riccio" coreano a mò di frizé), aria totalmente differente, più sicura e ... boh. Continuava a sorridermi dolcemente.
Ammetto che nonostante la giovane età (non avevate dieci anni di differenza, ma solo un anno in meno del tuo ex Giorgia!), più di qualche volta le sue attenzioni non mi lasciavano indifferente.
Ma non vi racconterò tutto ciò che è accaduto~ (o non accaduto XD).

Alla fine quello stesso giorno finì per bussarmi in camera e chiedere se poteva mostrare la mia stanza a delle persone. Io da prima non compresi il senso e poi feci 2+2 = forse è un altro manager!
No.
Non avevo capito una mazza.
Ho acconsentito comunque, dimenticandomi tra l'altro il reggiseno bello penzolante giù dal letto, che sicuramente la coppia entrata avrà notato.
Come un fulmine a ciel sereno, compresi di aver qualche problema al cervello il giorno dopo o quello ancora dopo: quel ragazzo e il manager che mi venne incontro al mio arrivo, erano la stessa persona!


Ma a mia discolpa posso assicuravi 
che un paio di occhiali e una tuta fanno la differenza!
GIURO!

Tanto che lui stesso mi confuse con chissà chi qualche momento più tardi, quando per scrivere indossai i miei occhiali da lettura rosa shocking.
Quel giorno avevo notato che il suo saluto non era caloroso come al solito. 
Eppure ero io! T.T 
Ormai mi era sembrato che fossimo piuttosto in 친해요 *chinhaeyo (conoscenza, in amicizia).
Al suo ritorno mi guardò meglio, io con lo sguardo da cucciolo a cui non erano state date le dovute attenzioni.
"Ma sei tu? Con gli occhiali sembri diversa!"
Ecco, quindi o siamo due cretini e ci siamo proprio trovati. Tra cretini ci si capisce e apprezza, oppure seriamente la gente può cambiare fisionomia con poco. 



A voi la scelta!




Insomma parliamo di un amore di ragazzo proveniente da Busan. Non per niente dicono che siano i più calorosi, cordiali e dolci. Anche maschilisti in verità, ma concordo e sottoscrivo solo la prima parte, dopo aver conosciuto il busanino.  
Per ogni minimo problema lui c'era, lavorava come un mulo e in più se potevo scocciarlo con favori vari o problematiche o anche solo una chiacchierata mentre cucinavamo, uno sfogo, lui c'era. Diciamo che all'epoca avevo trovato seriamente un buon amico, che vorrei continuare a coltivare, purtroppo ora come ora sto a 45 minuti di distanza da lui e il ragazzo stesso è molto impegnato. Dovevamo pure vederci per una cena, ma tutto è saltato.
Hai ancora un bel pò di tempo Giorgia per ripigliare l'amico. (con fidanzata a presso temo)
Credo che il nostro avvicinarsi e la simpatia reciproca fosse in quanto entrambi "artisti" e anche perché io ho osato comunicare oltre quella proforma cliente e manager, cercando appunto di fare la sua conoscenza il tutto nella sua lingua madre. Un ragazzo in gamba che scrive testi musicali e io che mi cimento con i romanzi, non potevamo che fare amicizia!
Le cene italiane mi hanno confermato che lo adoro! Perché apprezza tutto ciò che preparo, pure il formaggio!!!! Non tutti i coreani riescono a farsi piacere un formaggio come la fontina!
Dopo aver conosciuto me ha cominciato a pensare pure di imparare l'italiano o quello o il francese. Tra l'altro ha studiato l'inglese da autodidatta come io con il coreano e sapeva parlarlo molto bene, quindi anche su quel fronte ci capivamo.
Alla fine si mise in mezzo la sua ragazza. Ogni volta che eravamo in cucina a conversare, arrivava lei e lui si irrigidiva. Tanto che pensavo di far qualcosa di sbagliato e invece no!
Dopo una serie di strane vicissitudini, ho imparato a conoscere pure lei. E sono diventata pur senza volerlo la sua eonni.

Ad ogni modo avrei tanti altri racconti ambientati in quelle quattro mura, ma alcune cose è meglio che me le tenga per me. 
(e per quelli che in quel periodo leggevano la mia pagina privata di facebook)

Il secondo esperimento da goshiwon invece fu a Sinchon, poco tempo fa. Tornata per iniziare questa lunga avventura, mi sono stabilita per un mese in un altro buco, che sinceramente era ancora più buco. Senza finestra pure, per risparmiare.
Ecco, no. Non fatelo! Verso l''estate senza finestra proprio NO!
D'inverno ve lo concedo.
Eppure in quanto a prezzo e qualità era superiore.
Poi mi sono trasferita in un casina con la mia famiglia, prima di fare la muffa la dentro, ma questo ormai lo sapete e non serve che continui.
Nonostante la strettezza e la calura, era un goshiwon come si vive con tutti i confort, compreso: lavatrice, ramyeon, riso, kimchi, acqua gratuiti! (di quest'ultimo goshiwon potrete vedere il video preso su facebook)
La cosa triste è che eravamo un piano di sole ragazze e a causa di spazio, appunto mi è mancato il contatto con la gente.

Alla prossima!

3 commenti:

  1. In Italia neanche l'ombra vero dei micro-appartamenti? Ci vorrebbero nelle città universitarie, soprattutto a Bologna e Venezia

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  2. In Italia neanche l'ombra vero dei micro-appartamenti? Ci vorrebbero nelle città universitarie, soprattutto a Bologna e Venezia

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    1. Sinceramente parlando XD ... non credo siano visti a norma qui in Italia!

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